martedì 11 ottobre 2011

acr riceve e rilancia alla gente che LEGGE! a cura di da.. rio

Ormai sono passati due mesi, ma dal Comitato Processi in Tv presso l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) non è arrivata nessuna risposta alla e-mail con la quale Pierluigi Roesler Franz ha chiesto - il 10 agosto - è stato preso in esame o no il mio esposto al Comitato contro il programma di Raitre "Chi l'ha visto?". L'esposto al Comitato Processi in Tv si basa sugli stessi elementi del mio esposto all'Ordine dei Giornalisti del Lazio contro la collega Federica Sciarelli, che di "Chi l'ha visto?" è la conduttrice. Come abbiamo già scritto più volte in questa newsletter, la legge istitutiva dell'Ordine dei Giornalisti obbliga i Consigli regionali a non prendere in esame gli esposti contro suoi membri e a limitarsi invece a trasmetterli al Consiglio dell'Ordine Nazionale. La collega Sciarelli fa parte per l'appunto del Consiglio del Lazio, motivo per cui questo avrebbe dovuto limitarsi a passare le carte ai colleghi del nazionale, invece ha preferito calpestare la legge e prendere illegalmente in esame il mio esposto per poterlo così abusivamente archiviare. Metodi che in una certa Sicilia sono normale amministrazione, specie tra amici degli amici, ma che non è il caso facciano scuola perfino in ordini professionali, soprattutto in quello di noi giornalisti. O no?

Come mai il Comitato Processi in Tv tace da due mesi? Perhé evita di rispondere a Franz? "Ah, saperlo!", direbbero su Dagospia. Noi invece per ora ci limitiamo a pubblicare la lettera inviata ormai oltre due mesi fa da Franz:

"Al Presidente del Comitato Processi Tv presso l'Agcom
Prof. Giuseppe de Vergottini

Al Vice Presidente del Comitato Processi Tv presso l'Agcom
Prof. Rubens Esposito

Alla Segreteria del Comitato Processi Tv presso l'Agcom

e p. c.

Ai Componenti del Comitato Processi Tv presso l'Agcom in rappresentanza dell'Authority
Dott. Riccardo Chieppa
Prof. Mario Morcelllini
Al collega Pino Nicotri

Oggetto: ESAME DA PARTE DEL COMITATO PROCESSI IN TV DELL'ESPOSTO DEL GIORNALISTA GIUSEPPE (detto PINO) NICOTRI DI MILANO NEI CONFRONTI DELLA RAI PER LA PUNTATA DI "CHI L'HA VISTO?", MANDATA IN ONDA IN TV da RAI TRE SUL CASO GIUDIZIARIO DELLA GIOVANE EMANUELA ORLANDI E CONDOTTA IN STUDIO DALLA COLLEGA FEDERICA SCIARELLI (CONSIGLIERE DELL'ORDINE DEI GIORNALISTI DEL LAZIO). RICHIESTA DI EVENTUALE APERTURA DI UN PROCEDIMENTO NEI CONFRONTI DELLA RAI, firmataria nel maggio 2009 del Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive.

Roma, 10 agosto 2011

Caro Presidente,

Caro Vice Presidente,

Cari colleghi,

con mia e mail del 16 maggio 2011 h. 9,24 (allegato 1) vi avevo girato l'esposto inviato tempestivamente per e-mail lo stesso giorno alle ore 0,07 dal giornalista Giuseppe (detto Pino) Nicotri di Milano nei confronti della collega Federica Sciarelli conduttrice del programma tv "Chi l'ha visto?", mandato in onda in prima serata dalla Terza Rete Rai in merito ad una recente trasmissione sul caso giudiziario tuttora aperto della misteriosa scomparsa da Roma della giovane Emanuela Orlandi.

Preciso che il collega Nicotri mi aveva inviato il suo esposto, in quanto rappresento l'Ordine nazionale nel Comitato Processi Tv presso l'AGCOM cui é demandato l'esame degli esposti riguardanti la presunta violazione del Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive.

Nel caso specifico la puntata del programma tv "Chi l'ha visto?", condotto dalla giornalista professionista Federica Sciarelli e contestato dal collega Nicotri, é stato mandato in onda dalla Terza Rete Rai in prima serata e riguardava il caso giudiziario tuttora aperto della misteriosa scomparsa da Roma della giovane Emanuela Orlandi. La Rai é una delle firmatarie del Codice di autoregolamentazione e quindi soggiace alla competenza del Comitato Processi in tv.

Ricordo che la collega Federica Sciarelli é una giornalista professionista iscritta all'Ordine dei Giornalisti del Lazio ed é stata rieletta nel Consiglio stesso nel maggio 2010. Trattandosi quindi di un potenziale procedimento disciplinare nei confronti di una componente di un Consiglio regionale dell'Ordine dei Giornalisti (nel caso specifico del Lazio) l'art. 49, secondo comma, della legge n. 69 del 3 febbraio 1963 affida al Consiglio nazionale dell'Ordine dei Giornalisti il compito di affidare l'esame del caso ad un Ordine regionale diverso dal Lazio.

Vorrei cortesemente sapere se l'esposto del collega Nicotri, inviato tempestivamente per e mail il 16 maggio 2011 al Comitato Processi in tv presso l'AGCOM, é stato già esaminato in via preliminare dal Comitato stesso ed eventualmente con quale esito. Nell'eventualità in cui detto esposto non fosse stato, invece, ancora esaminato, vi sarei grato se lo fosse al più presto in modo da affrontarlo nella prossima riunione del Comitato subito dopo metà settembre.

Cordialmente

Pierluigi Roesler Franz
Consigliere nazionale del CNOG"

Sono ormai in molti a chiedermi di pubblicare il testo del mio esposto, che è poi l'allegato 1 citato da Franz. Per non dilungarmi evito di pubblicarlo ora, lo farò in seguito e - sempre per non dilungarmi troppo - senza commentarlo.

Pino Nicotri
Consigliere generale dell'Inpgi
Direttivo della Lombarda
Senza Bavaglio




    pino nicotri Oct 07 11:22AM +0200 ^
    E' francamente incredibile che a proporre la possibilità di arresto per i giornalisti sia un avvocato! Invece è proprio il deputato Maurizio Paniz, di professione avvocato, a voler introdurre nella Legge Bavaglio all'Informazione il mandato di cattura per i giornalisti che osassero pubblicare il testo di intercettazioni telefoniche non ancora sbloccate dai magistrati inquirenti. Mi viene in mente quando Eugenio Scalfari e Lino Jannuzzi rischiarono la galera perché su L'Espresso avevano rivelato il contenuto del Piano Solo, approntato dal comandante dei carabinieri Giovanni De Lorenzo per poter deportare in Sardegna varie migliaia di politici, sindacalisti e oppositori vari non appena il Quirinale lo avesse ritenuto opportuno. Scalfari e Jannuzzi si salvarono solo perché fatti eleggere in parlamento nelle liste dell'allora Partito Socialista Italiano. Chi salverà i giornalisti che in futuro osassero sfidare la Legge Bavaglio? Oltretutto, in parlamento non ci sono posti sufficienti, è infatti prevedibile che nessun giornalista degno di questo nome - a partire da noi - vorrà sottostare a un simile capestro. Capestro che forse può essere accettato dagli editori dei grandi giornali cartacei, visto anche che gli tali editori fanno anche tutt'altri mestieri per i quali non desiderano inimicarsi i governi, ma di sicuro NON verrà accettato dal vasto popolo dei blog e dei giornali online. Sì, certo, la stampa ha esagerato, sono state pubblicate anche intercettazioni di telefonate private che nulla avevano a che fare con le indagini. Basti ricordare la pubblicazione dell'sms spedito da Stefano Ricucci alla moglie, l'attrice Anna Falchi, per dirle "Ti amo". Però da qui a volerci in galera, ce ne corre. Con buona pace dell'avvocato Paniz, la galera per i giornalisti che fanno il proprio mestiere è roba da regimi fascisti, o comunque autoritari. E proporre la galera per questi casi è roba non da politici, ma da imbecilli. E' comprensibile che in un'affollata corte dei miracoli qual è ormai, ma da tempo, il circo Berlusconi sia sempre più difficile farsi notare dal Grande Capo, bisogna quindi ricorrere a gesti eclatanti e a dosi molto massicce di - come dire? - piaggeria. Conclusione: alla Legge Bavaglio ci si deve opporre, con decisione e durezza. Fatta salva la privacy di soggetti non personaggi pubblici ed evitando di cadere nel gossip, il dovere di tutti noi giornalisti è di pubblicare qualunque notizia di pubblico interesse o attinente a comportamenti scorretti di personaggi con responsabilità pubbliche, dal Capo dello Stato all'ultimo consigliere comunale di paese. Pino Nicotri Consigliere generale dell'Inpgi Direttivo della Lombarda Senza Bavaglio


    Usgf Oct 09 09:07PM +0200 ^
    ORGANISMO DI BASE/Istruzioni per l'uso (da Usgf) Per Organismo di Base s'intende un soggetto sindacale che si organizza autonomamente all'interno della FNSI, elegge i propri rappresentanti e le proprie articolazioni territoriali, partecipa alla contrattazione di primo livello, gestisce in proprio la contrattazione di secondo livello e si interfaccia senza mediazioni sia con le aziende editoriali che con le altre strutture sindacali nazionali. Gli Organismi di Base sono previsti dallo statuto della FNSI che all'articolo 38 recita:"È riconosciuto il diritto di costituirsi, nell'ambito federale, in organizzazioni sindacali, organismi di base della FNSI". Per contrattazione di secondo livello si intende che, una volta firmato il Contratto Nazionale dalla FNSI, l'Organismo di Base ha il diritto di procedere a trattare accordi con le diverse aziende editoriali come già accade per i giornalisti contrattualizzati. L'Organismo di Base è altresì chiamato a dirimere, in accordo con i CdR, eventuali contenziosi tra il giornalista non contrattualizzato e direttore/azienda. Nel caso della FNSI esistono già degli Organismi di Base da tempo funzionanti con successo: uno è quello dei giornalisti della Rai (USIGRAI), un altro è quello dei giornalisti pensionati (UNGP). Inoltre è stato appena varato (a Stampa Romana) un organismo di base per i giornalisti che lavorano nelle emittenze radiotelevisive private, che si auspica possa ricongiungersi all'USIGRAI. Di Organismo di Base per i freelance si cominciò a parlare già nel 2000 e nel 2004 finalmente fu approvata all'unanimità una mozione al congresso nazionale della FNSI a Saint-Vincent. La mozione - primo firmatario l'allora segretario del sidacato dei giornalisti, Paolo Serventi Longhi, ne prevedeva la costituzione, a breve. Grazie a un Organismo di Base i freelance e i precari potrebbero finalmente ricevere finanziamenti, riunirsi in un congresso, eleggere la propria dirigenza che andrebbe DIRETTAMENTE a trattare, contrattare e rappresentare in tutte le sedi i propri diritti e le proprie tutele. Un rappresentante degli Organismi di Base è membro di diritto del Consiglio Nazionale della FNSI e questo garantisce un coordinamento generale con il sindacato centrale. Insomma l'Organismo di Base consente ai giornalisti indipendenti di avere una vera rappresentanza propria. E nel prossimo Contratto Nazionale di Lavoro i precari e i freelance non potrebbero essere più dimenticati e troveranno la collocazione che meritano. Unione Sindacale Giornalisti Freelance www.usgf.it

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